Andrea Caschetto, la memoria del sorriso

Una delle poche nozioni di anatomia che conservo dai tempi del liceo è che l’uomo impiega molti più muscoli facciali per arrabbiarsi piuttosto che per sorridere. 72 contro 12, un abisso di sforzo ed energia.

Sorridere costa poco, non soltanto in termini muscolari e, quando lo si capisce, il regalo che si riceve dalla vita è doppio.

Me l’ha insegnato Andrea Caschetto.

Ho conosciuto la sua storia di rinascita e contagiosa felicità sui social. Con i suoi video e post, racconta l’importanza della condivisione e l’ascolto nei confronti dei bambini che vivono negli orfanotrofi di tutto il mondo, in quei luoghi dove un sorriso vale quanto una famiglia.

A causa dell’operazione subita per il tumore al cervello, Andrea perde parte della memoria a breve termine. Il suo sogno di diventare magistrato sfuma, la giurisprudenza senza memoria sarebbe stata un’impresa pressoché impossibile.
Un giorno, al rientro da un’esperienza di volontariato all’estero, in maniera del tutto inaspettata e sorprendente, si rende conto di ricordare qualcosa. Il ragazzo dalla memoria zero, come lo chiamavano gli amici all’epoca, ricorda alcuni momenti nei quali era stato emotivamente coinvolto.

Il cuore gli aveva curato la mente. Da quel momento inizia il suo percorso nel mondo del volontariato. Decide di continuare ad ascoltare la sua sfera emotiva, trovando in essa una guida nella volatilità dei suoi ricordi opachi. Comincia, così, a viaggiare e a portare il suo sorriso ai bambini sparsi in tutto il mondo.

Affascinata dalla sua storia, decido di intervistarlo per capire quale valore ha per lui il volontariato e come è stato possibile portarlo avanti durante questo ultimo anno di distanziamenti e lontananze.

La mia è, da sempre, una scelta egoistica “ – mi dice – “Lo faccio perchè fare del bene mi piace, fa stare bene me e gli altri. Durante la pandemia è stato difficile, non potendo viaggiare, ho cercato di essere presente facendo del volontariato di tipo digitale”.

Come noi di Happy Angel?

Esatto, trovo il vostro progetto molto interessante. Creare una rete di volontari online unisce le persone ed annulla le distanze.
Il volontariato digitale, durante i mesi più restrittivi, è stato l’unico modo per stare vicino ai ragazzi. Non avendo la possibilità di andare negli orfanotrofi ad incontrarli, ho fatto volontariato dal punto di vista motivazionale. Abbiamo organizzato delle conferenze online per istituiti e scuole con l’intento di trasmettere ai ragazzi positività e vicinanza.
Immagina cosa possano aver vissuto i ragazzi abituati a viversi la quotidianità tra amici, uscite e sport, quando si sono visti chiusi in casa, in solitaria..
Parallelamente ho fatto anche qualche attività di clown doctor per gli ospedali. Purtroppo sono state occasioni solo sporadiche, ma hanno significato tanto sia per me, che per i pazienti”.

Secondo te, una volta che passerà questo periodo, quale sarà il futuro del volontariato digitale?

“Il volontariato da remoto resterà, non tutti hanno la possibilità di spostarsi, penso alle persone malate costrette a letto o in ospedale. E poi adesso abbiamo imparato ancora meglio a stare vicino, stando fisicamente lontani”.

Un’ultima domanda in merito alla sensibilizzazione sul volontariato. Come si fa ad avvicinare le persone che non hanno mai fatto questa esperienza, spronandole ad iniziare?

Facendole semplicemente provare. Basta un giorno, un paio d’ore. Dopo la prima volta, il richiamo di affetto ed energia diventa vitale e non si può più farne a meno. Come è capitato a me”.

Andrea ha un libro in cantiere, un paio di viaggi ancora top secret e ovviamente il suo sorriso, fedele compagno di vita che l’ha portato a diventarne l’ambasciatore.

“La felicità è reale solo se condivisa” diceva qualcuno. E la generosa testimonianza di Andrea non può che esserne un esempio.

Segui l’esempio di Andrea e mettiti alla prova con un’esperienza di volontariato, scopri di più su Happy Angel!

Autore

Jessica Vengust
Jessica Vengust
Sono una triestina trapiantata a Roma da più di dieci anni. Corro soprattutto sul Lungotevere e nei campi del Nordest, adoro la Settimana Enigmistica e la vitovska del Carso. Mi piacciono le persone vere, quelle con le quali poter creare un dialogo, una reciprocità, un ascolto. Credo nella forza della parola e nella sua intrinseca natura di scambio comunicativo.

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